Se l’istituzionalizzazione è una forma di esclusione, perché i suoi numeri continuano a crescere? La mente suggerisce tanti motivi per rispondere a tale questione, ma il cuore ne fa emergere uno in particolare: ci siamo abituati all’esclusione. La poesia dal titolo «La giustizia comincia quando smetti di considerare qualcuno sacrificabile», scritta da Fabio Tesser, un educatore e operatore di strada, offre qualche spunto di riflessione.

Se l’istituzionalizzazione è una forma di esclusione, perché i suoi numeri continuano a crescere? [1] La mente suggerisce tanti motivi per rispondere a tale questione, ma il cuore ne fa emergere uno in particolare: ci siamo abituati all’esclusione. Per includere le persone con disabilità ciascuno di noi dovrebbe modificare qualcosa di sé. Cose che a raccontarle sembrano impalpabili, ma a metterle in pratica hanno un bel po’ di conseguenze. Cose come, ad esempio, rinunciare all’idea di normalità, quando magari lungo tutto l’arco della vita abbiamo investito molte energie per cercare di rientrare in quella definizione. Pensare la deistituzionalizzazione implica mettere in discussione queste abitudini. Mentre rifletto su tali questioni trovo una poesia dal titolo «La giustizia comincia quando smetti di considerare qualcuno sacrificabile». L’ha scritta Fabio Tesser, un educatore ed operatore di strada, verosimilmente ispirato da chi si trova in situazione di povertà e dalle persone senza fissa dimora. Tuttavia, poiché tutti i processi di marginalizzazione presentano dei tratti in comune, non è difficile scorgere nel testo dei “punti di contatto” con l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità: l’idea che escludere il povero (o la persona disabile) sia necessario; l’idea che le persone povere (o le persone disabili) escluse siano una categoria astratta; la scomodità di cogliere che la sacrificabilità (o l’esclusione) di alcune persone sia una forma di ingiustizia; l’idea che la giustizia cominci con l’interruzione di un’abitudine. (Simona Lancioni)
La giustizia comincia quando smetti di considerare qualcuno sacrificabile
di Fabio Tesser, educatore ed operatore di strada [2]
Ci hanno insegnato
che per far funzionare il mondo
qualcuno deve restare indietro.
Qualcuno deve perdere,
qualcuno deve tacere,
qualcuno deve sparire dai conti.
Lo chiamano equilibrio.
Lo chiamano necessità.
Lo chiamano progresso.
Ma ogni volta che accetti
che una vita sia sacrificabile,
stai già firmando
un’ingiustizia.
Perché il sacrificabile
non è una categoria astratta.
Ha un nome,
una storia,
un volto che non compare nei discorsi.
La giustizia comincia quando interrompi
questa abitudine silenziosa.
Quando dici:
nessuno è scarto,
nessuno è prezzo da pagare.
Non è una posizione comoda.
Significa mettere in discussione
ciò che sembra inevitabile.
Significa stare dalla parte
di chi non entra nei calcoli.
Il mondo dirà
che non è realistico.
Ma il realismo che sacrifica
è solo un’altra forma di violenza.
La giustizia nasce così:
quando qualcuno rifiuta
di costruire il proprio equilibrio
sulla vita degli altri.
Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.
——————————————————-
[1] «Al 1° gennaio 2024 in Italia risultano attivi 12.987 presidi residenziali con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all’anno precedente). L’offerta rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4. Gli ospiti accolti sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente; tre su quattro sono anziani, in gran parte ultraottantenni e donne. Nei presidi operano complessivamente quasi 395mila unità di personale: 355mila sono dipendenti retribuiti, circa 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile»: Istat, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026.
[2] La poesia è stata pubblicata sulla pagina Facebook di Fabio Tesser in un post del 22 marzo 2026.
Ultimo aggiornamento il 23 Marzo 2026 da Simona