di Salvatore Nocera*
«In uno Stato democratico non abbiamo bisogno di delazioni, è il pluralismo delle diverse culture che la scuola deve insegnare nel reciproco rispetto delle idee altrui»: lo scrive Salvatore Nocera, deprecando quell’associazione di studenti che in vista del Giorno della Memoria aveva invitato i compagni a «segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda». «E sarebbe naturalmente lo stesso – aggiunge – se un’associazione studentesca invitasse i compagni a rendersi “delatori nei confronti di docenti di destra”».

In prossimità Giorno della Memoria di tutte le vittime dell’Olocausto, che si è celebrata il 27 Gennaio, un’associazione di studenti sconsiderati ha affisso alle pareti di una scuola l’invito ai loro compagni di «segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda».
Da ex docente sono sconfortato perché mi rendo conto che l’ignoranza purtroppo ancora continua a diffondersi tra i giovani. Questo gesto incredibile è paragonabile, nel suo miserevole “piccolo” alle delazioni stimolate dai nazifascisti nei confronti delle persone ebree che cercavano di sottrarsi alle deportazioni razziste. Oppure questa folle iniziativa è paragonabile alle delazioni durante la dittatura sovietica nei confronti degli oppositori del regime. Ed è pure simile alle delazioni nei confronti dei latinos nell’attuale America trumpiana.
Ma, a parte ogni valutazione, chi decide cosa sia “propaganda”? Lo è la lezione del docente di storia che racconta le nefandezze del nazifascismo nel ventesimo secolo? Oppure qualunque docente che, durante la lezione di educazione civica, dichiara che l’attuale situazione degli Stati Uniti sia una profonda violazione della democrazia?
Quanto scritto da quei giovani incoscienti è segno della loro totale diseducazione democratica e di incitamento alla diseducazione dei compagni; e lo sarebbe lo stesso se provenisse da un’associazione studentesca che invitasse i compagni a rendersi “delatori nei confronti di docenti di destra”.
Da sempre in tutte le scuole ci sono stati e ci saranno docenti simpatizzanti di destra o di sinistra e ciò è l’essenza della democrazia, garantita dal diritto costituzionale alla libertà di pensiero e di insegnamento. È proprio dalle diverse sensibilità culturali dei docenti che si forma la libera coscienza dei giovani cittadini e cittadine. Il pluralismo delle visioni culturali consente ai giovani di cominciare a formarsi le loro diverse opinioni.
In uno Stato democratico non abbiamo bisogno di delazioni, così come vengono stimolate dai governanti degli Stati liberticidi. È il pluralismo delle diverse culture che la scuola deve insegnare nel reciproco rispetto delle idee altrui.
Per questo, io che sono un cattolico praticante, ho sempre consigliato l’iscrizione nelle scuole statali e scoraggiato quella nelle scuole cattoliche, pur apprezzandone la loro talora più elevata qualità di istruzione; ciò perché in esse è, per necessità, prevalente una monocultura, mentre i giovani in formazione hanno bisogno di poter ascoltare e confrontare diverse idee per formarsene una propria, che potrà pure cambiare, crescendo, a seguito della loro acquisita capacità di discernimento dei fatti che riguardano la vita politica delle nostre comunità e del mondo.
* Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «Superando», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
Ultimo aggiornamento il 28 Gennaio 2026 da Simona